Olindo Romano e Rosa Bazzi ritrattano davanti al GUP le confessioni rese precedentemente. Sostengono di aver ammesso responsabilità sotto pressione, dopo interrogatori lunghi e logoranti, in un clima che li avrebbe portati a dire ciò che gli investigatori si aspettavano. Parlano di dichiarazioni rese in uno stato di forte fragilità emotiva. La ritrattazione, però, non scalfisce l’impianto accusatorio: quelle ammissioni vengono considerate coerenti e riscontrate da altri elementi raccolti durante le indagini. Il processo si conclude con la condanna all’ergastolo per entrambi, verdetto confermato in appello e in Cassazione. Eppure, negli anni successivi, attorno a quelle dichiarazioni e alla ricostruzione dei fatti continueranno ad affiorare dubbi, richieste di revisione e interrogativi mai del tutto sopiti.
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